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Valentina vs Louise Brooks: le amanti virtuali di Crepax

Lo ammetto. Io di fumetti ne ho sempre capito poco. Forse perchè non mi sono mai particolarmente appassionata al genere. Gli unici che in passato amavo leggere erano: qualche vecchio Topolino lasciato da mio fratello nell’adolescenza e Dylan Dog, in treno, nei miei primi viaggi Roma-Padova.

Tuttavia uno dei miei miti fumettistici è senza dubbio Valentina, una sensuale e misteriosa fotografa che tempo fa ispirò il mio taglio di capelli anni ’20, la creatura più complessa, conosciuta ed amata che sia mai uscita dalle mani di Guido Crepax.

Valentina Movie è il titolo della mostra romana dedicata a lei e al suo geniale disegnatore, in questi giorni a Palazzo Incontro.
Sono esposte 120 tavole originali che ripercorrono la principale fonte di ispirazione di Crepax: Louise Brooks, la grande attrice del cinema muto degli anni ’20, musa del regista G.W. Pabst, un’eroina misteriosa e dallo spirito libero, con quei capelli neri corvini a caschetto e un filo di perle attorno al collo, che interpretava sempre ruoli fuori dagli schemi per l’epoca  – Il vaso di Pandora – spregiudicati e sofferenti – Diario di una donna perduta – .

La Brooks e Crepax non si sono mai conosciuti di persona, ma c’è stato un lungo scambio epistolare, da quando il fumettista decise di dare al suo personaggio il taglio di capelli tipico della diva. La moglie di Crepax, Luisa, sapeva della passione del marito per l’attrice e quando ha visto spuntare per la prima volta Valentina in un fumetto, non si è sorpresa delle sue sembianze: «Erano i primi anni Sessanta: ci eravamo sposati da poco. Sapevo che Guido teneva la foto di una bellissima attrice del cinema muto nel cassetto del suo tavolo da lavoro. Quando nel 1965, nel quarto numero della rivista “Linus”, apparve per la prima volta “Valentina”, non mi meravigliò vedere che i suoi occhi, sotto la frangetta nera, fossero quelli di Louise Brooks. (…) E allora anch’io, per non essere da meno, volli tagliarmi i capelli allo stesso modo e mi coprii la fronte con la frangia. Le nostre esistenze, la sua, di eroina di carta, e la mia, reale, si sono continuamente sfiorate». Sì, Guido Crepax aveva due amanti virtuali, e una moglie reale. Ma del resto se vale il famoso detto “Ogni regista vuole portarsi a letto le proprie attrici e assomigliare ai propri attori“, vale anche il detto “ogni fumettista vuole diventare amante dei suoi personaggi“. Chissà se Luisa Crepax ne era contenta